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Pagina 1 - ACTA, l'accordo per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale E' notizia delle scorse ore che anche l'Unione Europea ha garantito il proprio appoggio all'ACTA, acronimo di Anti-Couterfeiting Trade Agreement, un accordo commerciale internazionale che mira a creare un quadro di riferimento e un standard per le misure di protezione della proprietà intellettuale, con particolare attenzione alla contraffazione di merci e alla pirateria online. L'appoggio della UE ha immediatamente sollevato una serie di preoccupazioni per le ripercussioni che i principi sostenuti in questo accordo potrebbero avere sulla libertà di espressione dell'individuo, richiamando lo spettro di misure censorie e provvedimenti liberticidi e scatenando paragoni e parallelismi con le recenti proposte di legge statunitensi SOPA e PIPA, non senza un po' di confusione. L'Anti-Counterfeiting Trade Agreement è un accordo plurilaterale che, come già accennato, ha il proposito di definire uno standard internazionale per la difesa dei diritti di proprietà intellettuale. Non si tratta di una legge o di un insieme di leggi, pertanto, ma di un impianto di principi che, una volta ratificati, potrebbero essere incorporati nelle leggi dei vari firmatari. Oltre ad includere una serie di aspetti riguardanti nello specifico la circolazione di beni e di merci contraffatte, l'ACTA contiene una sezione espressamente rivolta alla protezione del diritto d'autore e dei diritti di proprietà intellettuale nella loro declinazione digitale. I confronti ed i negoziati attorno a questo tavolo di lavoro hanno preso il via in forma preliminare nel corso del 2006 con la sola partecipazione iniziale di Giappone e Stati Uniti e con l'aggiunta nell'anno seguente di Canada, Unione Europea e Svizzera. E' a partire dal 2008, anno in cui si aggiunge la partecipazione di Australia, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Singapore che i negoziati prendono il via in forma ufficiale. Negoziati che hanno portato alla stesura della prima bozza ufficiale nel mese di novembre 2010, poi pubblicata ufficialmente il 15 aprile del 2011 e disponibile in forma integrale in questo pdf. Ed è già nelle modalità di negoziazione che nascono i primi sospetti: l'ACTA è infatti stato discusso al di fuori di governi e istituzioni internazionali (come la World Trade Organization o la World Intellectual Property Organization), prevedendo inoltre la presenza di un comitato composto da rappresentanti della Pharmaceutical Research and Manufacturers of America e dell'International Intellectual Property Alliance (che include realtà come la RIAA e l'MPAA) ma non la partecipazione di rappresentanti della società civile. Pagina 2 - La posizione dell'EU e gli sviluppi futuri La Commissione Europea ha preso posizione in materia, cercando di spiegare che cosa rappresenti effettivamente questo accordo e per quale motivo sia opportuno sottoscriverlo. Le spiegazioni della Commissione sono presenti integralmente in inglese a questo indirizzo, riportiamo a seguire la traduzione italiana per comodità di consultazione:
La Commssione non si ferma però qui, pubblicando un ulteriore documento contenente i 10 "miti da sfatare" riguardo l'accordo, disponibile a questo indirizzo. Nel documento viene anzitutto smentita l'accusa di segretezza: le trattative riguardanti la definizione della bozza sarebbero infatti state condotte con le medesime modalità che in passato hanno portato alla definizione di accordi simili. Smontata anche l'accusa secondo cui l'ACTA consentirebbe l'introduzione a livello comunitario di norme sul modello dell'HADOPI francese (già affossata in sede Comunitaria, e il testo ufficiale non fa effettivamente menzione di un sistema basato sui "three strike" dell'HADOPI). Cosa succede quindi adesso? Anzitutto affinché l'accordo ACTA possa essere ratificato, è necessario il voto del Parlamento Europeo. Solo dopo che la proposta verrà discussa e votata dalle commessioni competenti (sono in tutto cinque), il testo potrà approdare in aula per la discussione finale ed il voto in sessione plenaria. Parlamento Europeo che già nel corso degli anni passati ha mostrato scetticismo nei confronti di questo accordo, con un dissenso emblematico che si è manifestato proprio nei giorni scorsi, quando l'eurodeputato francese Kader Arif, relatore del documento, si è dissociato rassegnando le sue dimissioni e dichiarando:
E' a questo punto che entra in gioco il ruolo della società civile: le commissioni del Parlamento europeo organizzeranno infatti tavoli di confronto con esperti in materia e rappresentanti della società civile, in maniera tale da poter raccogliere tutte le opinioni e dubbi e da qui procedere alla valutazione complessiva dell'accordo, verificando se esso possa effettivamente rappresentare una minaccia alla libertà d'espressione e una limitazione della libertà sulla rete. |
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