Google spione, aggirava le impostazioni di privacy di Safari
Un'inchiesta del Wall Street Journal mette in luce alcune tecniche usate da Google per aggirare le impostazioni di Safari e tracciare le attività di navigazione dell'utente
Il Wall Street Journal ha pubblicato il resoconto di un'inchiesta che ha permesso di scoprire come Google e altre realtà dell'advertising online abbiano aggirato le impostazioni di privacy del browser web Safari, sia la versione desktop, sia quella iOS, per consentire un più approfondito tracciamento delle abitudini di navigazione dell'utente.
Le impostazioni di default del browser web Safari bloccano i cookie di terze parti e di inserzionisti, in maniera tale che solamente i siti con i quali l'utente interagisce direttamente possano salvare un cookie. Il report del Wall Street Journal osserva che Google "ha aggiunto una parte di codice ai suoi annunci che lasciano credere a Safari che un utente sia inviando un form invisibile a Google. Safari quindi permette a Google di installare un cookie sul telefono o sul computer". Ad usare tecniche simili oltre a Google vi sarebbero anche almeno altre tre realtà identificate in Vibrant Media, Media Innovation Group e Gannett PointRoll.
Sebbene i cookie siano definiti per scadere nel giro di pochi giorni, il report del WSJ afferma che un "capriccio" tecnico di Safari permette che le varie compagnie possano facilmente aggiungere più cookie al computer dell'utente una volta che ciascuna ne abbia installato almeno uno, portando con ciò ad un esteso tracciamento delle abitudini di navigazione degli utenti di Safari.
Google ha emesso un comunicato affermando che il report del WSJ "mal rappresenta l'accaduto" e che Google stessa ha usato "funzionalità note di Safari per dare agli utenti registrati di Google caratteristiche che essi hanno rischiesto". Il colosso di Mountain View ha voluto inoltre sottolineare che questi cookie non raccolgono informazioni personali dell'utente.
Secondo le informazioni pubblicate dal Wall Street Journal sarebbero molti i siti web, alcuni dei quali piuttosto celebri, ad aver ospitato gli annunci di Google e degli altri network adv: YouTube, Aol, About.com, Comcast, NYTimes, YellowPages.com, Match.com e Fandango sono solo alcuni dei nomi pubblicati dal quotidiano statunitense. Non vi sarebbe comunque alcun elemento che lasci supporre che questi siti fossero a conoscenza del codice inserito da Google sulle loro pagine.
Intanto Apple ha rilasciato una breve nota ufficiale affermando di essere al lavoro per risolvere il problema dell'aggiramento delle impostazioni, mentre Google, dopo essere stata contattata dal Wall Street Journal, ha rimosso la porzione di codice incriminata. Ma dubitiamo che la vicenda possa chiudersi qui.
Commenti (57)
Chi e come?
Hanno il DOMINIO del web.
Decidono loro cosa fare e come farlo.
google ha rotto con queste tecniche mafiose.
Cioè basta fargli credere che sto inviando un form invisibile e lui come un allocco mi manda tutti i dati che gli richiedo?
Alla faccia della super-sicurezza del walled garden.
Quello dovrebbe essere solo un semplice controllo dello user agent, se dal controllo non risulta il "nome" di chrome allora ti dà l'avviso, niente di illegale insomma














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