Uno studio condotto da Thierry Zoller e Sergio Alvarez - security engineer di
n.runs AG - mette in dubbio la validità delle più diffuse soluzioni software
dedicate alla sicurezza. I due ricercatori non si sono occupati di valutare
l'efficacia del singolo software nell'individuare i malware, ma si sono
soffermati sulla sicurezza intrinseca del software stesso. La conclusione a cui
sono giunti boccia sostanzialmente tutto il software attualmente diffuso: alcune
vulnerabilità note da tempo non sono state risolte e, quindi, espongono il PC a
potenziali rischi.
La definizione di rischi "potenziali" è d'obbligo, infatti, come riportato da
Techpower.com, ad oggi i malware hanno ben altri canali per diffondersi. Per
loro natura i software antivirus subiscono un costante aggiornamento e
l'attenzione alla sicurezza da parte degli sviluppatori è elevatissima: se un
malware dovesse sfruttare una vulnerabilità del software di sicurezza nota la
patch non si farebbe attendere. Quest'ultima è una delle ragioni per cui
Russ Cooper - senior scientist di Verizon Business- critica il lavoro svolto da
Thierry Zoller e Sergio Alvarez.
Anche Marc Maiffret, chief technology officer di eEye digital security,
sostiene fondamentalmente le convinzioni del collega di Verizon Business
affermando che i software per la sicurezza possono presentare i medesimi
problemi di sicurezza presenti in qualsiasi altra utility ma ciò, grazie alle
specifiche competenze, non va a discapito dell'efficacia del software
stesso. Pur non potendo escludere a priori il problema, è poco credibile che
tutte le attuali suite per la sicurezza informatica debbano essere
considerate insicure.
Techpowerup.com
si spinge oltre e ravvede per lo meno un conflitto di interesse tra il
business di n.runs AG e lo studio citato da Thierry Zoller e Sergio Alvarez. La
società in questione, infatti, sta sviluppando un'apposita soluzione software,
chiamata ParsingSafe, che mette al sicuro i software antivirus dai
problemi di sicurezza documentati da n.runs AG. |