Ancora una volta i riflettori tornano ad essere puntati sulle problematiche
legate alla privacy degli utenti dei social network: recentemente infatti Ron
Bowes, ricercatore di Skull Security, ha raccolto i dati personali di circa
170 milioni di utenti di Facebook, ovvero circa un terzo degli utenti del
servizio.
L'operazione è stata condotta senza adottare nessuna particolare tecnica di
hacking: le informazioni non erano infatti contrassegnate come private ed
erano disponibili pubblicamente sul profilo degli utenti. Tra i dati raccolti si
parla di nomi, indirizzi, e-mail, numeri di telefono, compleanni ed altri dati
sensibili che sarebbe bene non diffondere in rete.
Il problema è piuttosto serio, in quanto Bowes ha deciso di diffondere i
dati raccolti sulla rete P2P Torrent attraverso il sito The Pirate Bay e
migliaia di utenti li hanno già scaricati. La preoccupazione maggiore ora è che
le informazioni vengano utilizzate per furti d'identità e altri scopi poco
nobili.
Sebbene la raccolta sistematica dei dati pubblici degli utenti sia una chiara
violazione dei termini di servizio di Facebook (punto
3.2), non esiste un sistema che impedisca ad altre persone di farlo. La
mossa di Bowes inoltre è piuttosto curiosa perché rischia seriamente di essere
ritenuto responsabile di eventuali attacchi conseguenti alla sua azione.
Bowes sostiene di aver deciso di diffondere le informazioni raccolte per
dare risalto al problema: "io credo che se posso fare qualcosa, allora ci
sono sicuramente altri 1000 malintenzionati che possono fare altrettanto. Per
questa ragione io credo in una divulgazione completa del problema come questa,
specialmente se la possibilità che qualcuno si faccia male è minima", ha
dichiarato Bowes ai microfoni di
BBC News.
Ricordiamo, per chi non lo avesse ancora fatto, che è possibile mettere al
sicuro i propri dati personali pubblicati su Facebook andando su "Account",
"Impostazioni sulla privacy" e verificando che nessuna delle voci in elenco sia
configurata come visibile a tutti. |