Microsoft Windows Vista ha saputo dividere le opinioni degli utenti sin dal
proprio lancio: gli argomenti al centro del contendere spaziano dalle risorse
hardware necessarie, alle funzionalità introdotte, alla compatibilità software
e, ovviamente, alla sicurezza. Proprio quest'ultimo aspetto ha creato un
elevato numero di discussioni, alimentate anche da alcuni report pubblicati da
analisti indipendenti.
A tal proposito si ricorderà il lavoro di Jeff Jones in merito all'analisi
del numero di vulnerabilità a distanza di 90 giorni dal rilascio del
prodotto. In tale analisi veniva confrontato il numero di vulnerabilità note e
il numero problemi risolti; l'analisi effettuava un confronto con altri prodotti
Microsoft e con alcune distribuzioni Linux. I risultati erano molto
incoraggianti dal punto di vista di Microsoft.
Da poche ore è stato
distribuito un aggiornamento di tale lavoro: l'analisi proposta da Jeff
Jones intende analizzare la situazione ad un anno dalla disponibilità di Windows
Vista. I grafici seguenti sono sufficientemente chiari e mostrano il buon
risultato, in questa particolare classifica, ottenuto da Microsoft Windows
Vista.


Tra i molteplici aspetti secondari presi in considerazione nel lavoro di
Jeff Jones segnaliamo l'analisi relativa alle varie occasioni in cui gli
amministratori dei sistemi sono stati chiamati ad una operazione di
aggiornamento per provvedere all'installazione di una security patch. La
particolare strategia di Microsoft nel rilascio degli aggiornamenti a scadenze
fisse viene descritta come un significativo vantaggio: per gli amministratori di
sistema tali operazioni di aggiornamento possono essere pianificate con
sufficiente anticipo.

La nuova analisi proposta porterà sicuramente alle immancabili critiche: così
è stato per le precedenti edizioni e così sarà anche in futuro. In questo lavoro
di Jeff Jones viene messo in discussione il metodo scelto per definire
più o meno sicuro un sistema operativo: il numero di vulnerabilità note e
risolte non può essere l'unico indice.
Alcuni vorrebbero introdurre quale parametro di confronto il numero giorni
di esposizione al rischio, da quando si conosce la vulnerabilità in modo
pubblico a quando si rende disponibile una patch correttiva; questa analisi,
probabilmente, penalizzerebbe Microsoft proprio per le modalità di rilascio ad
appuntamenti prestabiliti. Un ulteriore indice per valutare la sicurezza di un
sistema potrebbe essere la valutazione del tipo di vulnerabilità e
del potenziale rischio ad essa associato.
Come segnalato da
blog.technet.com, Jeff Jones non ha ignorato le critiche sollevate in merito
al proprio lavoro ed ha voluto commentare come segue:
Nessuno ha mai preteso di far passare per dogma la seguente
equivalenza: Vista ha meno vulnerabilità di tutti = Vista è più sicuro di
tutti. La sicurezza è aspetto ben più complesso da valutare e questa singola
metrica ovviamente da sola non basta allo scopo. Sarebbe però anche ottuso
negare quale enorme peso abbia il numero delle vulnerabilità nel livello di
rischio a cui è esposto un dato sistema operativo.
Nelle prossime edizioni di questa particolare analisi, probabilmente, il
metodo di valutazione verrà modificato introducendo vari fattori di giudizio.
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