La questione The Pirate Bay fa segnare un'altra importante puntata
tutta italiana: è di poche ore fa la notizia relativa al nuovo oscuramento del
servizio sul territorio italiano. La decisione è del Tribunale di Bergamo
che da tempo si occupa delle vicende del tracker.
Pirate Bay subì già un provvedimento simile, successivamente revocato. Sulla
vicenda si è pronunciata la Corte di Cassazione che con la sentenza numero 49437
ha dato il proprio parere positivo al blocco delle attività di soggetti simili a
The Pirate Bay: "sussistendo gli elementi del reato di cui all'articolo 171
ter comma 2 lettera a-bis) legge 633/41, il giudice può disporre il sequestro
preventivo del sito web il cui gestore concorra nell'attività penalmente
illecita di diffusione nella rete internet di opere coperte da diritto d'autore,
senza averne diritto, richiedendo contestualmente che i provider del servizio di
connessione internet escludano l'accesso al sito al limitato fine di precludere
l'attività di illecita diffusione di tali opere". Testo completo disponibile
qui e un interessante commento
qui di Stefano Quintarelli, noto pioniere della rete italiana.
Questa decisione della Corte di Cassazione permetterà quindi di
ripristinare le limitazioni in atto fino a fine settembre e, probabilmente, il
nuovo oscuramento diverrà operativo a breve. Sono disponibili online i primi
commenti da parte dei legali italiani di Pirate Bay i quali stanno valutando
la possibilità di un nuovo ricorso alla Corte di Giustizia europea e alla
Corte di Cassazione.
Il nocciolo della questione ruota attorno al possibile "favoreggiamento
alla violazione del copyright” e al fatto che su Pirate Bay non siano
ospitati fisicamente file protetti: il servizio fa solo da tramite. A questi
elementi di principio si sommano svariate complicazioni di natura legale che
determinano ricorsi, riesame e nuovi provvedimenti. Sarà questa l'ultima volta
che parleremo di The Pirate Bay? Probabilmente no e online la questione alimenta
da tempo discussioni e
prese di pozizione.
Inoltre, al centro della questione vi sono anche gli strumenti utilizzati per
rendere inaccessibili le risorse di The Pirate Bay o servizi simili e la
Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) lo dice a chiari lettere:
"L’unico modo di sequestrare un sito in hosting all’estero è la rogatoria
internazionale e non l'imposizione di filtri".
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